Servono strumenti software / hardware europei. Aperti, liberi, auditabili. Si potrebbe rilanciare l'Europa mettendosi a costruire tutto quel che ci manca. E se lo facessimo senza "trucchetti" , open, pulito, venderemmo a mazzi....non solo in UE.
Sono rimasto scioccato nell'apprendere che c'è una specie di sistema operativo incorporato nei processori Intel (e anche AMD ha una sua versione), l' Intel management Engine ha dentro Minix, un vero OS, ovviamente chiuso , invisibile e non controllabile....bene, molto bene....
( Wikipedia lo spiega bene)
Sull'interfaccia arretrata di Linux non sono del tutto d'accordo. Persino MS copia idee di interfaccia di Linux. Non che MS sia chissacosa eh....
La puntata del podcast si può ascoltare qui :
https://www.spreaker.com/episode/dk-10x20-decoupling-la-lista-della-spesa--69782593
#Minix è #OpenSource.
Il che è un po' parte del problema, perché il kernel e quasi tutto lo userspace (portato da #NetBSD) è sotto licenze permissive che non richiedono reciprocità.
Urge andare un po' oltre la retorica dell'open source che, con buona pace di #Stallman, è nato per permettere lo sfuttamento gratuito del lavoro altamente specializzato di volontari.
La storia di Minix dimostra che se l'europa si limitasse a soddisfare la definizione di open source dell' #OSI, fornirebbe semplicemente lavoro gratuito ai concorrenti stranieri.
Per evitare la "Tragedy of the (unprotected) commons" bisogna riscoprire il lavoro di Elinor Ostrom ed creare dei beni comuni protetti, in cui la totale reciprocità sia condizione al loro utilizzo.
Un #copyleft più forte della #AGPL per intenderci.
Un cambio di rotta (e retorica) ancora tabù, nonostante decenni di #SaaSS, ancor prima dei #LLM e del #vibecoding, ma sempre più urgente.
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